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Agroalimentare confezionato: Stati Uniti, Cina e Regno Unito i mercati attualmente più in crescita per import da UE28

Nei primi 6 mesi del 2015, le vendite all’estero delle imprese UE di agroalimentare confezionato hanno evidenziato un incremento tendenziale prossimo ai 2 miliardi di euro (fonte: Sistema Informativo Ulisse). A fronte del crollo del mercato russo (-2.5 miliardi di euro nelle importazioni di agroalimentare confezionato dalla UE rispetto al 2014), vanno segnalati gli incrementi dei mercati di Stati Uniti (+1.5 miliardi di euro rispetto all’anno scorso), Cina (+0.8 miliardi di euro), Regno Unito (+0.6 miliardi di euro), Arabia Saudita (+0.3 miliardi di euro), Turchia ed Egitto (entrambi +0.2 miliardi di euro).

Mercati trainanti le vendite UE di Agroalimentare confezionato

Stati Uniti
Nel periodo gennaio-giugno 2015 il mercato statunitense ha visto incrementare di 1.5 miliardi di euro le proprie importazioni di agroalimentare confezionato, rispetto al corrispondente periodo 2014. Un grande impulso a tale risultato è derivato dal comparto Acque e bevande, le cui importazioni sono aumentate in termini tendenziali di ben 989 milioni di euro (+27.1%).

Cina
Anche il mercato cinese ha evidenziato nel periodo gennaio-giugno 2015 incrementi particolarmente significativi delle importazioni dalla UE di agroalimentare confezionato, stimati pari a 791 milioni di euro.Carni fresche e congelate, Carne e pesce lavorati e confezionati e Acqua e bevande sono stati i comparti trainanti tale performance, con aumenti ciascuno superiori ai 200 milioni di euro.

Regno Unito
Il mercato britannico figura al terzo posto generale in termini di maggiori incrementi di importazioni di agroalimentare confezionato da imprese UE, in virtù di un aumento complessivo nei primi 6 mesi dell’anno stimato pari a 550 milioni di euro.
Carni fresche e congelate (+173 milioni di euro la variazione tendenziale stimata nel periodo gennaio-giugno 2015) è il comparto che in assoluto evidenzia i maggiori incrementi nei valori importati di agroalimentare confezionato dai paesi UE. Da segnalare, di converso, il negativo andamento delle importazioni di Latte, yogurt, burro e formaggi, in riduzione di 150 milioni di euro rispetto al primo semestre 2014.

Mercati frenanti le vendite UE di agroalimentare confezionato

Russia
I maggiori contributi negativi alla variazione delle vendite UE di agroalimentare nel primo semestre dell’anno sono provenuti dal mercato russo, le cui importazioni dall’area UE28 nel periodo gennaio-giugno 2015 sono stimate in calo in termini tendenziali complessivamente di 2.5 miliardi di euro. Particolarmente rilevanti appaiono le flessioni delle importazioni russe per Latte, yogurt, burro e formaggi (-592 milioni di euro rispetto al 2014), Frutta fresca (-541 milioni di euro), Ortaggi e legumi freschi e conservati (-403 milioni di euro).

Belgio
Benché con decrementi di gran lunga inferiori, un altro mercato in riduzione nei valori importati dalla UE di agroalimentare confezionato nei primi 6 mesi dell’anno è il Belgio (-261 milioni di euro rispetto al 2014), che sconta, in modo particolare, le flessioni delle importazioni dall’area UE di Latte, yogurt, burro e formaggi (-109 milioni di euro rispetto al 2014), Olio di semi e grassi animali (-68 milioni di euro), Ortaggi e legumi freschi e conservati (-52 milioni di euro). In positiva controtendenza, invece, le vendite diZucchero, cacao e spezie (+41 milioni di euro il differenziale rispetto al primo semestre 2014), Acqua e bevande (+27 milioni di euro) e Tè e caffè confezionato (+25 milioni di euro).

Algeria
Il mercato algerino si posiziona al terzo posto per contributi negativi alla crescite delle vendite all’estero UE nel primo semestre 2015, con un calo tendenziale pari a -246 milioni di euro. Tale andamento è ascrivibile essenzialmente al crollo del comparto Latte, yogurt, burro e formaggi (-281 milioni di euro rispetto al 2014).

Scarica il grafico riassuntivo dei principali mercati trainanti e frenanti delle vendite UE per il settore agroalimentare confezionato

Fonte Sistema Informativo Ulisse per Newsmercati

L’origine preferenziale dal punto di vista dell’ufficio acquisti

Il tema dell’origine delle merci è stato per molti anni sottovalutato dalla maggior parte delle aziende che non hanno dedicato a tale argomento l’attenzione che meritava. Tale disinteresse generalizzato da parte degli operatori ha comportato non pochi problemi pratici in quanto in molti casi, anche in perfetta buona fede, gli esportatori e gli importatori hanno commesso gravi errori nella gestione dell’origine delle proprie merci, esponendosi così a conseguenze di carattere amministrativo, ma soprattutto di carattere penale.

Definizione origine preferenziale

Il concetto di origine preferenziale, avente esclusivamente un risvolto doganale, deve essere ricondotto ai benefici, riconosciuti a talune merci che soddisfano talune condizioni, di usufruire di un trattamento di preferenza in dogana. Tale trattamento si materializza nel riconoscimento di sgravi daziari (riduzione o esenzione dei dazi).

Il ruolo dell’ufficio acquisti

A nostro avviso è necessario che la “cultura” dell’origine diventi una nozione di tutto il “sistema azienda”, senza che venga gestita da un singolo ufficio.
In questa nostra trattazione, pur ribadendo che la questione deve essere affrontata dall’azienda nella sua interezza, vogliamo soffermarci sul ruolo che riveste l’ufficio acquisti.

Individuazione dell’origine delle merci acquistate

Primo ruolo importante, normalmente delegato all’ufficio acquisti, è rappresentato dall’individuazione dell’origine preferenziale dei beni acquistati. A tal fine l’ufficio acquisti dovrà richiedere ai fornitori appartenenti alla UE, italiani compresi, di rilasciare apposita dichiarazione di origine preferenziale secondo il format previsto dal regolamento 1207/01 e successive modifiche (dichiarazione incorporata oggi nel nuovo codice doganale comunitario). Naturalmente tale dichiarazione non potrà essere richiesta ai fornitori extracomunitari in quanto non saranno in grado di rilasciarla. Segnaliamo che solamente la Turchia è in grado, in forza dell’accordo di unione doganale con la UE, di rilasciare la dichiarazione di origine preferenziale.
La dichiarazione potrà essere resa dal fornitore a lungo termine (validità massima 1 anno) oppurefornitura per fornitura. Segnaliamo inoltre che il fornitore non ha alcun obbligo normativo di rilasciare la dichiarazione sopra citata pertanto l’ufficio acquisti dovrà esercitare tutta la propria forza commerciale per ottenerla dai propri fornitori.

Prodotti di commercializzazione

La dichiarazione rilasciata dal fornitore potrà consentire l’immediata attribuzione ai prodotti di pura commercializzazione della relativa origine preferenziale: si potrà pertanto stabilire se il prodotto, nella sua interezza è definibile preferenziale o meno.

Merce di produzione

La dichiarazione rilasciata dal fornitore potrà consentire di attribuire alle materie prime impiegate nel processo produttivo l’indicazione o meno di origine preferenziale in modo da poter stabilire, a livello di distinta base, se il prodotto finito soddisfi o meno le condizioni per essere definito preferenziale. In genere infatti le merci per poter essere definite preferenziale devono subire della “lavorazioni sufficienti”, che abbiamo l’effetto di rispettare una o più delle condizioni che elenchiamo a titolo esemplificativo di seguito:

  • cambio della “voce doganale”
    La lavorazione che viene apportata all’interno della UE deve avere l’effetto di cambiare la nomenclatura combinata del prodotto: in altre parole il prodotto che risulta dal processo produttivo (prodotto finito oggetto dell’esportazione) deve essere classificato ad una voce doganale diversa, in almeno una delle prime 4 cifre, rispetto alle materie prime o semilavorati di origine extraUe impiegati.
  • criterio dell’incidenza delle materie prime extraUe impiegate
    In questa ipotesi si rende necessario valutare l’incidenza del valore delle materie prime di origine extracomunitarie impiegate nel processo produttivo. In particolare deve essere valutata l’incidenza, in termini di valore, del costo di acquisto delle materie prime extracomunitarie sul prezzo di vendita franco fabbrica del prodotto finito esportato. Per ciascun prodotto viene evidenziata la percentuale massima dell’incidenza del costo di acquisto delle materie prime.
  • doppia condizione: cambio della nomenclatura combinata e criterio dell’incidenza delle materie prime
    Per molti prodotti è prevista anche la doppia condizione: rispetto congiunto della regola del cambio di voce doganale (in una delle prime 4 cifre) e del rispetto dell’incidenza massima del costo di acquisto delle materie prime extraUe sul prezzo di vendita franco fabbrica del prodotto.
  • regole alternative
    Scorrendo tutti gli accordi siglati dalla UE è possibile notare che per alcuni prodotti possono essere previste regole diverse rispetto a quelle sopra evidenziate per cui per ogni prodotto è indispensabile individuare la specifica regola.
  • regole del settore tessile
    Le regole del settore tessile sono spesso più restrittive rispetto ai casi sopra citati. Di norma è imposto che la lavorazione riservata ai prodotti parta dal filato extracomunitario mentre le restanti attività di lavorazione avvengano interamente sul territorio comunitario.

Merci di importazione – EUR 1 ed EUR-MED

L’ufficio acquisti, nel caso in cui abbia fatto propria la nozione di origine preferenziale, potrà selezionare i propri fornitori extracomunitari in funzione della loro appartenenza o meno a Paesi firmatari di accordi di origine preferenziale con la UE, in modo da poter effettuare le proprie importazioni con aliquote daziarie ridotte (o azzerate).
In particolare, potrà quindi richiedere ai fornitori appartenenti ad uno dei numerosi Paesi firmatari di accordi di origine preferenziale con la UE di accompagnare le merci con:

  • Un certificato Eur1 (rilasciato dalle autorità doganali estere) attestante che i prodotti soddisfano le condizioni per essere definiti preferenziali del Paese del fornitore.
  • Eur-Med attestante l’origine preferenziale del Paese fornitore, ma nell’ambito dei cumuli dell’origine preferenziale delle merci.
  • Equivalenti dichiarazioni apposte su fattura dai medesimi fornitori (sostitutive rispettivamente del certificato Eur1 o Eur-Med).

Il Form A per i paesi in via di sviluppo

Caso particolare è riservato alle importazioni dai cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”: si tratta dei Paesi che abbiano ratificato le Convenzioni sui diritti dell’uomo, del lavoro e ambientali, che mira a favorire l’incentivazione e lo sviluppo di questi Paesi economicamente più deboli.
L’importazione di prodotti da detti Paesi è pertanto esente totalmente da dazi o dall’applicazione di dazi ridotti a seconda di quanto elevato sia lo sviluppo del Paese in questione. Minore è il grado di sviluppo raggiunto dal Paese del fornitore e maggiori saranno le riduzioni daziarie applicate all’atto dell’importazione nella UE. Attualmente il “sistema delle preferenze generalizzate (SPG)”, così denominato l’accordo unilaterale che concede gli sgravi daziari in import, suddivide i Paesi in:

  • SPG: i Paesi più sviluppati tra i meno sviluppati
  • SPG+: i Paesi che hanno raggiunto uno sviluppo intermedio tra i meno sviluppati
  • EBA: i Paesi meno sviluppati in assoluto

Per ottenere lo sgravio daziario le merci devono essere scortate da un certificatoForm A” vistato dalle Autorità competenti del Paese di esportazione ed il trasporto delle merci deve avvenire in modo diretto.

La Turchia – ATR

Se da un lato la Ue ha siglato, come evidenziato sopra, degli accordi di origine preferenziale, con altri Paesi è stata costituita una vera e propria Unione doganale. Si tratta di Paesi a tutti gli effetti extracomunitari ma con i quali si è deciso di facilitare gli scambi. Rientrano in questo concetto la Turchia, Andorra e la Repubblica di San Marino.
In sostanza tale regime di Unione Doganale permette lo scambio delle merci di cui ai capitoli delle voci doganali da 25 a 97 (partendo dunque dal sale, zolfo, terre e pietre, passando per tutti i prodotti industriali sino agli oggetti d’arte e di antichità) che hanno origine in un Paese dell’Unione Doganale o che siano stati importati definitivamente da Paesi terzi (con pagamento dei dazi se dovuti) senza il pagamento del dazio se importati in un Paese dell’Unione Europea.
Nell’interscambio con la Turchia i prodotti industriali vengono accompagnati dal certificato ATR che permette ai prodotti di non essere assoggettati al pagamento dei dazi doganali sia nell’ipotesi di spedizione dalla Turchia alla UE sia nel caso di spedizioni dalla UE alla Turchia. E’ opportuno sottolineare come il certificato ATR non attesti però l’origine preferenziale delle merci quanto attesta semplicemente che si tratta di prodotti già immessi in libera pratica o nella UE o in Turchia.

L’impatto nella distinta base

Certamente tutte le merci importate direttamente da extraue, siano esse scortate da Eur1, ATR, o Form A, dovranno essere considerate a tutti gli effetti merci extracomunitarie quando verranno inserite nelle distinte base di produzione: tali materie prime costituiranno elementi a sfavore nel calcolo del rispetto delle regole di origine preferenziale per il prodotto finito.

L’importanza della scelta del fornitore

A nostro avviso gli uffici acquisti dovranno iniziare a selezionare i fornitori in base anche all’origine preferenziale delle materie prime in quanto:

  • Se la materia viene importata direttamente da Paesi extraue, godranno di un beneficio diretto dato dalla riduzione/esenzione del dazio, ma per poter riesportare il prodotto finito come preferenziale UE dovranno sottoporlo ad un processo di lavorazione sufficiente all’interno del territorio della UE (con evidenti ripercussioni lato vendite)
  • Se l’acquisto è fatto da fornitore italiano o comunitario, dovranno verificare se tale prodotto è definibile preferenziale comunitario o meno (sulla base dell’apposita dichiarazione ottenuta dal fornitore), in quanto nel secondo caso si richiederà che la stessa subisca una lavorazione sufficiente nella UE per poter essere riesportata come preferenziale comunitaria.

Il falso risparmio

Alla luce delle considerazioni sopra esposte, l’ufficio acquisti, a parità di altre condizioni, dovrebbe sempreprivilegiare le merci di origine preferenziale UE per consentire all’azienda di riesportare eventualmente la merce definendola sempre preferenziale (così da consentire al cliente finale di non pagare i dazi in fase di import a destino).

Anche l’eventuale cambio di un fornitore che garantisce l’origine preferenziale UE con uno che, sia pur più economico, non è in grado di definire la merce come preferenziale potrebbe apparire in prima battuta come un evidente risparmio aziendale ma, se tale variazione non permetterà al prodotto finito dell’azienda di essere definito preferenziale, potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang: a fronte del risparmio in fase di acquisto l’azienda non riuscirà più a vendere all’estero il prodotto finito (divenuto non più preferenziale) in quanto i clienti pagheranno dazio in ingresso a destino.

Riteniamo quindi che l’ufficio acquisti, alla luce delle considerazioni sopra esposte, debba necessariamente fare scelte “consapevoli” nell’individuazione dei propri fornitori, soprattutto in relazione all’impatto che tali scelte possono avere sul prodotto finito eventualmente esportato dall’azienda versi i mercati firmatari di accordi di origine preferenziale UE.

Simone Del Nevo

Fonte: Newsmercati

Il Nuovo Regolamento Europeo sulle procedure di insolvenza

Il 20 maggio 2015 il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno adottato il Regolamento n. 848/2015 relativo alle procedure di insolvenza.

Il Regolamento abroga e sostituisce l’attuale regolamento n. 1346/2000. In questo articolo verrà presentato il contenuto del Regolamento con particolare attenzione alle novità introdotte.

Cenni storici

Il procedimento di revisione del regolamento è stato avviato nel 2010, quando la Commissione europea aveva proposto una modernizzazione delle norme sull’insolvenza transfrontaliera contenute nelregolamento 1346/2000. Così, nel marzo 2012, la Commissione ha avviato una consultazione pubblica per la revisione del regolamento, che ha portato all’adozione del nuovo regolamento nel maggio di quest’anno.

La ratio

Il nuovo regolamento sembra volto a cogliere la più recente percezione del diritto fallimentare, secondo cui le procedure fallimentari non sono più considerate in termini meramente liquidatori, bensì come strumenti per garantire la conservazione dei mezzi organizzati dell’impresa, assicurandone, ove possibile, la sopravvivenza (concedendo una “seconda possibilità” agli imprenditori).
Tra i propositi perseguiti, si segnala che il nuovo regolamento mira:

  • da un lato a rendere le procedure di insolvenza “efficaci ed efficienti” per garantire il buon funzionamento del mercato interno
  • dall’altro, a prevenire gli abusi del forum shopping.

I contenuti e le principali novità

In merito alle più significative novità del regolamento 848/2015 rispetto al precedente (attualmente ancora in vigore), si segnala quanto segue.

Ambito di applicazione

Innanzitutto, risulta ampliato l’ambito di applicazione materiale del regolamento (cfr. art. 1), non più limitato alle sole procedure concorsuali fondate sull’insolvenza del debitore che comportano lo spossessamento parziale o totale del debitore e la nomina di un curatore, bensì esteso anche alle procedure volte al “salvataggio, ristrutturazione del debito, riorganizzazione o liquidazione” del debitore. Inoltre, il nuovo regolamento si applicherà oltre che alle procedure che prevedono lo spossessamentodel debitore, anche a quelle che prevedono la sottoposizione dei beni e affari del debitore al controllo/sorveglianza di un giudice o a quelle in cui “una sospensione temporanea delle azioni esecutive individuali è concessa da un giudice o per legge al fine di consentire le trattative tra il debitore e i suoi creditori, purché le procedure per le quali è concessa la sospensione prevedano misure idonee a tutelare la massa dei creditori e, qualora non sia stato raggiunto un accordo, siano preliminari a una delle procedure di cui alle lettere a) o b)”.

In buona sostanza, dunque, non è più richiesto che le procedure siano fondate sull’insolvenza e neppure che il debitore sia spossessato dei propri beni o che sia nominato un curatore. Da ciò conseguel’ampliamento dell’elenco (contenuto nell’Allegato A) delle procedure concorsuali che rientrano nell’applicazione del Regolamento, rispetto a quelle indicate nel medesimo allegato al regolamento attualmente vigente. Nel nuovo allegato A, infatti, per quanto riguarda l’Italia, risultano inseriti anche:

  • gli accordi di ristrutturazione dei debiti
  • le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento del consumatore (accordo o piano)
  • la liquidazione dei beni.

Ovviamente, in conseguenza dell’ampliamento di cui sopra, nell’art. 2 del nuovo regolamento -dedicato alle definizioni – sono stati introdotti diversi nuovi concetti e definizioni, come ad esempio:

  • il termine di procedura concorsuale, oltre a quello di procedura di insolvenza usato nel regolamento precedente;
  •  il concetto di debitore non spossessato introdotto proprio al fine di poter indicare, in conformità con l’ampliamento di cui all’art. 1, il debitore nei confronti del quale è stata aperta una procedura d’insolvenza. Ciò non implica necessariamente la nomina di un amministratore delle procedure di insolvenza o il trasferimento integrale dei diritti e doveri di amministrazione dei beni del debitore a un amministratore delle procedure di insolvenza: il debitore mantiene, quindi, un controllo totale o almeno parziale sui suoi beni e affari;
  • la definizione di gruppo di società, di cui diremo infra.

Competenza giurisdizionale

Per quanto riguarda la competenza giurisdizionale (cfr. art. 3), in linea generale è stato riconfermato il principio per cui la procedura debba essere aperta innanzi al giudice del luogo in cui è situato il centro di interessi principali del debitore.
Sono state però introdotte alcune specificazioni con riferimento alla nozione di centro di interessi principali del debitore, che viene definito come “il luogo in cui il debitore esercita la gestione dei suoi interessi in modo abituale e riconoscibile dai terzi”.
In particolare poi, oltre alla presunzione relativa alle società e persone giuridiche, sono state introdotte altre due presunzioni con riferimento alle persone fisiche. Così:

  • per le società e le persone giuridiche si presume che il centro di interessi coincida con il luogo ove è situata la sede legale;
  • per le persone fisiche, che esercitano un’attività imprenditoriale o professionale indipendente, il centro di interessi è il luogo in cui si trova la sede principale di tali attività, mentre per le altre persone fisiche è il luogo della residenza abituale.

Va tuttavia tenuto presente che tali presunzioni non operano qualora nei tre mesi (o sei mesi, a seconda dei casi) precedenti l’apertura della procedura, rispettivamente, la sede legale o la sede principale di attività o la residenza abituale siano state spostate in un altro stato membro (ciò proprio al fine di limitare l’abuso della pratica scorretta del c.d. forum shopping).

Procedura secondaria

E’ altresì sempre prevista (cfr. art. 3, comma 2) la possibilità di avviare parallelamente, accanto ad unaprocedura principale di insolvenza aperta innanzi al giudice dello stato in cui è situato il centro di interessi, una procedura secondaria in un altro Stato membro in cui il debitore abbia una dipendenza, con effetti limitati ai beni situati nel territorio di tale stato.
Le procedure secondarie, disciplinate in un apposito capo (il capo III), non devono più essere necessariamente volte alla liquidazione, potendo avere come finalità quella di ristrutturare l’impresa, pertanto è stato soppresso l’allegato B.
Inoltre, l’intento del nuovo regolamento è quello di rendere più armonioso il coordinamento tra procedura principale e procedure secondarie, onde evitare che le ultime intralcino l’efficiente gestione della massa fallimentare.
A tal proposito, l’art. 36 del nuovo regolamento prevede che il curatore della procedura principale, onde evitare l’apertura di una procedura secondaria, possa impegnarsi nei confronti dei creditori locali a conformarsi, in relazione ai beni che si trovano nello Stato membro in cui la procedura secondaria potrebbe essere aperta, alle norme sul riparto dei crediti e sulla distribuzione previste dalla legge di tale stato membro (c.d. procedura secondaria sintetica).

E ancora, sono disciplinate con maggior cura:

  • la cooperazione e la comunicazione tra amministratori delle procedure di insolvenza (art. 41),
  • le comunicazioni tra giudici (art. 42) e tra amministratori e giudici (art. 43)
  • due nuovi articoli disciplinano la cooperazione e comunicazione tra giudici (art. 37) e tra amministrazioni e giudici (art. 38).

Un’altra importante novità è prevista dall’art. 4, secondo il quale il giudice adito per l’apertura di una procedura di insolvenza verifica d’ufficio la propria competenza, specificando altresì se si tratta di procedura principale o secondaria.

Registri fallimentari elettronici

Nell’ottica di un migliore coordinamento dell’esercizio della giurisdizione e per evitare l’apertura di procedure di insolvenza parallele, è stata prevista in capo agli Stati membri la creazione (a partire dal 26.6.2018) di registri fallimentari elettronici, in cui vengano pubblicate tutte le informazioni dettagliate relative all’apertura, chiusura, ecc. delle procedure di insolvenza nei rispettivi stati (art. 24). Tali registri dovranno poi (entro il 26.6.2019) essere interconnessi a cura della Commissione sul portale europeo della giustizia elettronica, in modo da facilitare l’accesso alle informazioni contenute nei registri da parte di creditori e giudici nazionali.

Infine, sono stati inseriti due nuovi capi: il V e il VI.

Gruppo di società

Il capo V (artt. 56 – 77) introduce una disciplina ad hoc per l’insolvenza di diverse società facenti parte di uno stesso gruppo di società. Secondo la definizione fornita dall’art. 2 del regolamento, per gruppo di società deve intendersi un’impresa madre e tutte le sue figlie, intendendo con la prima un’impresa che controlla, direttamente o indirettamente, una o più imprese figlie. Orbene, nel caso in cui siano aperte procedure di insolvenza per diverse società dello stesso gruppo, si richiede un’adeguata cooperazione tra i vari soggetti coinvolti. Per cui, i giudici e gli amministratori delle varie procedure avranno un obbligo di reciproca cooperazione e comunicazione. Inoltre, è previsto che un amministratore nominato in una procedura di insolvenza aperta nei confronti di una società del gruppo possa richiedere l’apertura di una procedura di coordinamento di gruppo.

Protezione e tutela dei dati

Il capo VI (artt. 78 – 83) è dedicato alla protezione e tutela dei dati, ciò anche in vista della prossima creazione ed interconnessione dei registri fallimentari di cui sopra.

Entrata in vigore ed applicazione

Il nuovo regolamento è entrato in vigore il 25 giugno 2015. Tuttavia, verrà applicato – sostituendo definitivamente il precedente regolamento 1346/2000 – soltanto alle procedure di insolvenza aperte successivamente al 26 giugno 2017. Pertanto, il regolamento 1346/2000 continuerà ad applicarsi a tutte le procedure (rientranti nel suo ambito di applicazione) aperte prima di tale data.

Va detto tuttavia che, come in parte già visto sopra, per alcune disposizioni è prevista una data di applicazione diversa:

  • l‘art. 86, che richiede agli Stati membri di fornire una breve descrizione della legislazione e delle procedure nazionali in materia di insolvenza, si applicherà a decorrere dal 26 giugno 2016;
  • l’art. 24, par. 1, relativo alla creazione dei registri fallimentari degli stati membri in cui saranno pubblicate le informazioni relative alle procedure di insolvenza aperte nei rispettivi stati, si applicherà a decorrere dal 26 giugno 2018;
  • l’art. 25, relativo all’interconnessione dei registri fallimentari, si applicherà a decorrere dal 26 giugno 2019.

Infine, il regolamento all’art. 90 prevede una serie di scadenze entro le quali dovranno essere presentati degli studi e delle relazioni su questioni relative alla responsabilità e all’interdizione degli amministratori(entro il 1.1.2016), al forum shopping pretestuoso (entro il 27.6.2020), all’applicazione delle procedure di coordinamento di gruppo (entro il 27.6.2022), all’applicazione nel suo insieme del regolamento (entro il 27.6.2017). Ciò al fine di valutare se sarà necessario apportare delle modifiche al regolamento.

Avv. Arianna Ruggieri

Fonte: Newsmercati